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Foto di Paolo La Fratta

GLI OMINI

CRISIKO!

Piccoli Omini crescono. Corpus d'Omini

Di e con Riccardo Goretti, Francesco Rotelli, Luca Zacchini.
Produzione Gli Omini


I tre componenti del gruppo Gli Omini dopo varie esperienze lavorative (teatrali e non) affrontate sia insieme che separatamente, si sono ritrovati e riuniti per “vivere la bellezza della crisi (ridendo e piangendo senza sapere perché)”. “Crisiko!” è stato selezionato tra i dodici progetti finalisti del Premio Scenario 2007. Veramente impresa ardua riuscire a scrivere una presentazione breve e comprensibile dalle note che accompagnano “Crisiko!”, quindi, per evitare di interpretare erroneamente la poetica si decide di riportarne qualche stralcio così come scritto dai tre omini-autori: “Accade che tre omini nascono, crescono, fanno lo sviluppino, maturano, invecchiano, sfioriscono e tirano il calzino. Lo fanno davanti agli occhi di tutti, bruciando le tappe, stringendo i denti della vita. Si gioca al gioco di fare. Tre omini incubati, tre cicli, un triciclo. La lancetta scatta, il tempo passa, l’acqua scorre, l’omino schiatta. Gli omini hanno vita facile. Diverse fasi, diverse frasi, a volte anche le stesse, ma sempre belle come la prima volta. Frasi di versi. Frasi fatte. Fasi fratte. Fiori fritti. Tre omini si sfuggono, si parlano, si ascoltano poco, s’incrociano, s’accoppiano, s’escludono, s’affliggono, s’afflosciano. Gli omini sembrano dei clown, parlano con monosillabi, dicono quel poco che riesce a dire chi è felice. Ridono e fanno ridere. E se non fanno ridere, si ridono addosso. Guarda che omini! Belli e sani! E ora si troveranno un mestierino. Mestierino vuol dire che non c’è più gente che pensa a te, ma solo gente che pensa per te. Gli omini si mettono la giacca. Convinzioni. Convenzioni. Sovvenzioni (Grazie! Prego! Che gentilezza!). Le vite dei tre omini non sono tre storie da raccontare, sono solo tre vite. Si sposano, si divorziano, si risposano, si riposano, si separano, si sparano. Tre omini, tre anime. Non si può scappare, tutto il mondo è paese, tutti i luoghi sono comuni. Ma la vita? Malavita? Organizzata. Italietta, Europina, Mondicino…”. E la serata prosegue.



GLI OMINI
Gli Omini sono Riccardo Goretti, Francesco Rotelli e Luca Zacchini, tutti e tre attori, autori, registi. Hanno fatto gavetta di ogni genere (teatrale e non) e girano l’Italia con i loro spettacoli da oltre sette anni. Sono stati allievi e/o hanno lavorato con Pier Luigi Zollo, Italo Dall’Orto, Maila Ermini, Danio Manfrendini, Gabriella Bartolomei, Dora Romano, Marcello Bartoli, Gennady Bogdanov, Pamela Villoresi, Alessandra Aricò, Valeria Frabetti, Riccardo Massai. Lavorano in vari progetti per diverse compagnie (Distilleria Teatrale Cecafumo, Teatro La Baracca, Nata Teatro, Teatro Archetipo, Associazione Musica Temporis). Riccardo Goretti nasce a Bibbiena nel 1980. Prima vuole fare il pubblicitario, poi l’archeologo, poi il musicista, poi l’attore. Studia a Firenze, si laurea in Storia del Teatro. Ora è un vero Omino “tanto per bene”. Francesco Rotelli nasce a Prato nel 1979, ma avrebbe voluto nascere nel 1950. Fino al 1997 conduce a Montale, nella provincia di Pistoia, una tranquilla vita di ragazzo di paese, studia, gioca a calcio, va in piscina e colleziona tappini. Nel 1997 incontra il maestro Pier Luigi Zollo e si innamora del Teatro. È laureando in Storia del Teatro presso l’Università di Firenze con una tesi su Giustino Durano. E’ tra i fondatori della Distilleria Teatrale Cecafumo. Dei tre Omini è il più basso e il più romantico. Luca Zacchini nasce nel 1981 in Casentino. É mezzo burattinaio, mezzo attore, mezzo autore, mezzo scenografo, mezzo laureato al Dams. Gli piace ridere, gli piace far ridere, gli piace far ridere di sé (anche suo malgrado). I Carabinieri non si fidano di lui perché trema. Ma lui trema sempre. Ha scelto gli altri Omini perché gli fanno passare la paura.



l termine del primo spettacolo

TONY CLIFTON CIRCUS

RUBBISH RABBIT

Esperimenti di comicità estrema o di estremismo comico

Di e con Nicola Danesi de Luca, Iacopo Fulgi, Enzo Palazzoni, Andrea Bouchard.
Tecnica Diego Labonia.
Produzione Tony Clifton Circus


Foto: Tony Clifton Circus


Gli spettatori sono avvisati: in “Rubbish Rabbit” si assiste direttamente ad una serie di esperimenti rischiosi di comicità estrema o di estremismo comico con giochi crudeli presi dal mondo in cui viviamo. I Tony Clifton Circus, tra i gruppi italiani più richiesti all’estero, scrivono così di loro stessi: “Abbiamo vissuto per anni facendo ridere le persone e ci è sempre sembrato il lavoro più bello che potessimo fare. Noi ci divertivamo, le persone che ci incontravano si divertivano e per di più eravamo pagati. Poi abbiamo cominciato a non divertirci più, essere clown è diventato mestiere, un lavoro come un altro ed è stato inevitabile chiederci: Perché continuiamo? La nostra frustrazione è aumentata nel vedere che per gli altri (il pubblico, gli organizzatori, i colleghi...) andava tutto bene! Tutto bene... i vecchi trucchi, le vecchie magie, le vecchie battute, le routine ripetute migliaia di volte... È come se la gente voglia essere rassicurata, coccolata, distratta e preferisca vedere qualcosa di già conosciuto o almeno di riconoscibile, qualcosa che le permetta di spegnere il cervello ed assumere una rilassante posizione passiva ed un po’ ebete. Ora però... questa cosa esiste già, è la TV. Crediamo, sia assurdo chiedere ad un clown sicurezza. Un clown non è un orsacchiotto di peluche. Un clown è un pazzo, un diverso, un libero. Questo può regalare, o meglio vendere, pazzia, diversità, libertà. Così in Rubbish Rabbit cerchiamo di essere pazzi, diversi, liberi. In questa ansia di cambiare abbiamo trovato, del tutto inconsciamente, dei modelli eccezionali: i bambini. Loro sono pazzi, diversi, liberi, almeno prima di essere trasformati in piccoli e stressati consumatori teledipendenti. E cosa fanno i bambini se lasciati soli: casino, rumore, distruzione. Ecco, nel nostro spettacolo questo vogliamo: essere bambini e fare quello che ci passa per la testa senza preoccuparci del perché! (e vedercelo fare evidentemente non è rassicurante)”.


TONY CLIFTON CIRCUS
Il Tony Clifton Circus nasce nel 2001 dalla volontà di due clown anomali: Nicola Danesi de Luca e Iacopo Fulgi. Due anomali in generale e molto diversi tra loro. Il Danesi de Luca si definisce cervellotico, politico, cosciente. Si sforza di essere razionale, ama il suono, la parola e il senso della parola, in scena vorrebbe cantare. Il Fulgi si descrive corporale, vittima dei suoi raptus, volutamente incosciente per sfiducia nella ragione, umorale. In scena gli piace ballare, sudare, vorrebbe vomitare. La nascita del Tony Clifton Circus è stata scatenata dall’incontro di Nicola e Iacopo con Anthony Jerome Clifton, un artista italo-americano più o meno sconosciuto, la cui estetica si può sintetizzare in quattro parole “la vita è strana”. I componenti del Tony Clifton Circus amano incondizionatamente anche Leo Bassi, ammettono spudoratamente di copiarlo e, soprattutto, aspirano a diventare ricco almeno quanto lui. Questo “Circo dell’anomalia” vuole essere un’insegna luminosa, con lampadine colorate e intermittenti, utile a segnalare la presenza di qualcosa di inatteso. Trovare una poetica precisa, una linea di ricerca costante al lavoro del Tony Clifton Circus non è impresa facile né richiesta. Questo circus mette in scena la stranezza e l’anomalia. Questi clown amano far ridere ma ancor più amano far strozzare la risata in gola allo spettatore.


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